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La Nuova Europa Allargata

Sintesi dell’intervento della Dott.ssa Adriana Usiglio sul tema “La Nuova Europa Allargata”.

Paneuropa è nata ancor prima della seconda guerra mondiale per l’iniziativa d’un nobile polacco, Richard de Coudenhove-Kalergi, che già allora sognava un’Europa politicamente unita, allo scopo di porre termine alle molte guerre che l’avevano insanguinata.
Subito dopo la seconda guerra mondiale , il nostro Presidente Internazionale, l’arciduca Otto di Asburgo, con l’aiuto dei fondatori dell’Unione Europea – da Churchill a de Gaulle, da Adenauer a De Gasperi – ha riorganizzato la nostra Associazione; da allora ad oggi non vi è stata tappa nel lungo cammino verso l’unità, a cui Paneuropa non abbia partecipato attivamente.
Il Presidente Internazionale di Paneuropa ha recentemente consegnato a Giscard-d’Estaing, presidente della Convenzione Europea, un pacchetto di proposte per il rinnovamento delle istituzioni europee in vista dell’ingresso nell’Unione di dieci nuovi membri. Come Paneuropei ci auguriamo che possa finalmente nascere un’Europa politicamente unita, fedele alle alleanze che hanno contribuito a preservare la sua libertà ed attenta a quelle aree del mondo che affidano all’Europa le loro speranze di riscatto e di giustizia.
Senza una seria ristrutturazione del nostro sistema istituzionale la nuova Europa Allargata avrebbe poche speranze di garantire la sicurezza dei propri cittadini e di assicurarne la difesa da ogni minaccia interna ed esterna.
L’unica speranza di crescita per l’Europa è l’indipendenza dalle altre grandi potenze intercontinentali.
L’Europa deve tornare a far parte dell’occidente che cresce e si sviluppa.
L’Europa deve temperare i sensi di colpa per gli errori commessi non dimenticando mai di essere stata la culla del Cristianesimo e la patria del Diritto.
Ai nostri auspici si contrappone tuttavia la realtà: l’Europa sembra rassegnata a rinnegare la propria identità ed è incapace di proporre nuovi modelli di sviluppo adeguati alla società globale che va formandosi.
Il Cardinale Joseph Ratzinger ha detto: “L’Occidente alimenta contro se stesso un odio che è strano e patologico, l’Occidente non si ama più, della sua storia ricorda solo ciò che è deprecabile e la multicultura rischia di diventare il rinnegamento stesso di quello che è stato il nostro patrimonio culturale e religioso. L’Occidente per sopravvivere ha bisogno di accettarsi con umiltà critica ma deve guardarsi da una multicultura che, se malintesa, rischia di annientare la sua stessa identità.”.
I Cristiani hanno il dovere di gettare un ponte tra l’Occidente ed il resto del mondo; un ponte che passi al disopra di tanti sedicenti pacifisti e di altrettanti estremisti - diversi per colore ed obiettivi immediati - che sono concordi su un unico punto: essere prima di tutto e sempre antioccidentali.
La Chiesa non può essere né l’assistente del gruppo McDonald’s né il braccio santo dei pacifisti o peggio delle

loro violenze di espropriatori militanti, al servizio di qualsiasi bandiera purché non sia quella europea o quella del proprio paese.
Gli europei devono recuperare la loro identità storica e culturale: può sembrare un paradosso ma gli europei devono rimpatriare.
In Occidente, è stato detto, non si vive sempre bene ma nei paesi che ne predicano la distruzione si sopravvive - quasi sempre - tra crudeltà e brutalità ed i primi a soffrirne sono sempre i soggetti più deboli: i bambini, una moltitudine di “martiri” quando serve, ma sempre e comunque strumentalizzati. L’Europa sembra purtroppo ritirarsi anche in questo particolare confronto, declina afflitta da una costante diminuzione delle nascite.
Nelle economie avanzate i cervelli sono la materia prima per temperare la quantità con la qualità; aveva ragione Churchill quando affermava che non c’è investimento migliore del dare il latte ai bambini - gli europei sembrano averlo dimenticato - ed ha ragione l’onorevole Mauro quando afferma che l’istruzione permanente ed un più stretto rapporto tra istruzione e formazione sono i cardini sui quali articolare il sistema educativo europeo.
Il nucleo fondamentale del pensiero occidentale, quello che ci ha guidato verso la libertà – pur tra guerre ed errori -, è stato perfettamente riassunto da Kant quando ha scritto: “…non importa quale sia la tua norma, la tua legge, la tua abitudine, quello che importa è che la tua legge, la tua abitudine possa essere desiderata e liberamente adottata dagli altri.”.
La nuova Europa allargata che sta per nascere deve mantenersi fedele a questi principi.
Oggi l’Europa ha l’occasione storica di ridefinire il profilo istituzionale dell’Unione nella prospettiva dell’adozione di un nuovo Trattato Costituzionale: non lasciamo che i membri della Convenzione lavorino in solitudine.
Dobbiamo impegnarci perché i cittadini ed i soggetti sociali siano coinvolti in questo grande processo costituente, perché esso sia sentito come il primo passo di una futura Europa, più vicina alle loro esigenze, finalmente in grado di competere con le grandi potenze intercontinentali, con chi fino ad oggi ha deciso le sorti del nostro Pianeta.
Siamo sicuri che il senso d’una comune identità civile e sociale dell’Unione, il Demos Europeo, si affermerà nel tempo; pensando alla Grecia ed alla civetta simbolo di Atene e del suo irradiamento culturale vogliamo ricordare il celebre motto di Hegel: “L’uccello di Minerva si leva al cader della notte”.
La notte greca preludeva all’alba di Roma; è dunque lecito sperare che dopo un secolo violento, oscurato da conflitti spietati ed aberranti ideologie, stia per sorgere una nuova alba sull’Europa. Le cadute più rovinose, sono spesso seguite da eccezionali opportunità: nella storia d’ognuno ed ancor più nella storia delle grandi nazioni.